Perasto si trova nel bacino più interno delle Bocche di Cattaro, su un capo che divide la baia di Risano da quella di Cattaro, e di fronte allo Stretto delle Catene (Tjesnac Verige) che dà sulla baia di Teodo.

ImageNel corso del medioevo Perasto entrò nell'orbita dalla Repubblica di Venezia, cui appartenne a periodi intermittenti e poi ininterrottamente dal 1420 al 1797. Nel Settecento la cittadina visse il suo momento di maggior splendore, giungendo ad avere quattro cantieri navali, una flotta di circa cento navi ed una popolazione di 1.700 abitanti. All'epoca veneziana risalgono anche le nove torri difensive (Perasto, pur non cinta da mura, non fu mai presa dai Turchi), la fortezza di Santa Croce (1570), i sedici palazzi barocchi e le diciannove chiese (diciassette cattoliche e due ortodosse).

Grazie allo spontaneo aiuto dato nel 1368 alla flotta veneta durante un terribile assedio, la città si guadagnò il titolo di "fedelissima gonfaloniera", che mantenne fino alla fine della Repubblica. Per decreto speciale del Senato la città ebbe l'onore e privilegio di custodire il gonfalone di guerra della flotta veneta; anche i dodici Gonfalonieri di Perasto, che in corso di battaglia costituivano la guardia personale del doge ed avevano il compito di difendere il vessillo sulla nave ammiraglia, provenivano esclusivamente da Perasto. Nella battaglia di Lepanto, ne perirono otto su dodici. Sotto il governo veneto, Perasto fu sottoposta all'autorità civile e giudiziaria del Rettore e provveditore di Cattaro, ma ebbe un proprio consiglio e propri ordinamenti autonomi.

La devozione della cittadina alla Repubblica di Venezia non venne meno neppure alla caduta di quest'ultima: mentre il 12 maggio 1797 il doge depose le insegne di San Marco, i perastini deliberarono di rimanere veneziani e si ressero in autogoverno fino all'arrivo delle truppe austriache. I vessilli veneti rimasero così issati fino al 23 agosto, giorno in cui vennero seppelliti con una cerimonia solenne, l'ultima della Serenissima, sotto l'altare del duomo.

Il capitano della guardia, conte Giuseppe Viscovich, è costretto a cedere. Nell'ammainare la bandiera della Serenissima, pronunciò un celebre discorso rimasto come una sorta di testamento per le future generazioni rappresentate dal giovane nipote Annibale.

Questo discorso è passato alla storia col titolo di

 

Ti co nu, nu co ti

(versione originale in veneziano del '700: la lettera x si pronuncia come una z dolce)


In sto amaro momento, in sto ultimo sfogo de amor, de fede al Veneto Serenisimo Dominio, al Gonfalon de la Serenisima Republica, ne sia el conforto, o citadini, che la nostra condota pasada, e de sti ultimi tenpi, rende non solo più giusto sto ato fatal, ma virtuoxo, ma doveroxo par nu.


Savarà da nu i nostri fioi, e la storia de el zorno farà saver a tuta l'Europa, che Perasto la gà degnamente sostenudo fin a l'ultimo l'onor de el Veneto Gonfalon, onorandolo co sto ato solene, e deponendolo bagnà de 'l nostro universal amaro pianto. Sfoghemose, citadini, sfoghemose pur, e co sti nostri ultimi sentimenti sigilemo la nostra cariera corsa soto al Serenisimo Veneto Governo, rivolgemose a sta Insegna che lo rapresenta, e su de ela sfoghemo el nostro dolor.


Par trexentosetantasete ani le nostre sostanse , el nostro sangue , le nostre vite le xè sempre stàe par Ti, S.Marco ; e fedelisimi senpre se gavemo reputà, Ti co nu, nu co Ti, e senpre co Ti sul mar semo stài lustri e virtuoxi. Nisun co ti ne gà visto scanpar, nisun co Ti ne gà visto vinti e spauroxi !


E se i tenpi presenti , tanto infelisi par inprevidensa, par disension, par arbitrii ilegali, par vizi ofendenti la natura e el gius de le xenti, non Te gavese cavà via , par Ti in perpetuo sarave stàe le nostre sostanse, el nostro sangue, la vita nostra.


E piutosto che védarTe vinto e desonorà da i tói , el coragio nostro, la nostra fede se averave sepelìo soto de Ti. Ma xa che altro no ne resta da far par Ti, el nostro cor sia l'onoradisima tó tonba, e el più duro e el più grando elogio le nostre làgreme.

 

INXENOCITE ANCA TI, ANIBALE, E TIENTELA A MENTE PER TUTA LA VITA


Conte Giuseppe Viscovich
Capitano di Perasto

 

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